«2° Anpac Safety Day» e Fondazione per la Ricerca e la Cura dei Disturbi del Sonno Onlus

TRASPORTO AEREO: QUASI IL 90% DEI PILOTI HA AMMESSO DI SOFFRIRE DI ECCESSIVA SONNOLENZA
Esperti al lavoro per studiare la “pilot fatigue”

Roma, 15 maggio ‘14 – Quasi il 90% dei piloti di aerei ha ammesso di soffrire di eccessiva sonnolenza. È quanto è emerso alla seconda giornata «ANPAC Safety Day», promossa all’Aeroporto di Fiumicino dall’ANPAC-Associazione Nazionale Piloti Aviazione Commerciale, con la collaborazione della Fondazione per la Ricerca e la Cura dei Disturbi del Sonno Onlus, per aumentare la sicurezza del trasporto aereo e approfondire i rischi correlati alla «pilot fatigue», ossia la stanchezza conseguente alla deprivazione del sonno e allo stress prolungato. Al convegno hanno preso parte tecnici e delegati dell’aviazione civile e militare.

Il direttore scientifico della Fondazione, prof. Francesco Peverini, ha ricordato che «il 70% dei piloti aerei ha ammesso errori in cabina per l’eccessiva stanchezza e che quasi 9 su 10 hanno riconosciuto di essersi appisolati nel pozzetto di comando senza notificarlo al collega, perché lavorare di notte, subire lunghi turni di attività e il jet lag causano sonnolenza eccessiva e subdola, con colpi di sonno improvvisi, facendo cadere la soglia di veglia e di attenzione».

L’esperto ha sottolineato che «in Europa la “pilot fatigue” è una realtà. La stanchezza dei piloti contribuisce al 15-20% degli incidenti mortali di volo causati dal fattore umano e gli scienziati hanno avvertito che gli effetti di grave affaticamento in cabina sono paragonabili a quelli provocati dall’alcool. Non dormire per 24 ore equivale, infatti, ad assumere un litro di vino a digiuno».

Il direttore scientifico della Fondazione ha posto in evidenza che «la natura altamente impegnativa del trasporto aereo è in grado di generare elevati livelli di fatica indotta da deprivazione di sonno, acuta o cronica, espressa durante il lavoro in cabina di pilotaggio. Equipaggi a medio e lungo raggio sono suscettibili di un aumento della sonnolenza e di prestazioni ridotte durante il volo. L’impropria gestione della ”fatigue” di un equipaggio, che compromette la capacità di prendere le migliori decisioni in un determinato momento, può ridurre seriamente le prestazioni, la prontezza e la sicurezza in un complesso contesto operativo come quello del volo».

Tra le cause di “fatigue” vi è anche la sonnolenza indotta da disturbi respiratori notturni, molto più importante di quella relativa a stress acuti. E la più rilevante è la Sindrome delle Apnee Ostruttive in Sonno–OSAS. Più in generale, il prof. Peverini ha ricordato che «almeno due milioni di italiani sono affetti da OSAS, con i fatidici e imprevisti colpi di sonno al volante. Ma solo il 5% sa di avere tale sindrome, un disturbo respiratorio notturno caratterizzato da ripetute ostruzioni del flusso d’aria (apnee), in grado di determinare sonnolenza diurna, disfunzioni cardio-polmonari e innescare molte altre pericolose affezioni».

Questa patologia genera costi sociali e sanitari valutati in almeno 6 miliardi di € l’anno, oltre a dolorose perdite di vite umane e circa 120 mila feriti l’anno per incidenti stradali e sul lavoro. *

 


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